Simone Fattori

SUONI NELL'ETERE

Ogni canzone racconta una storia, anche la più banale. Ma cosa accade quando una canzone racconta la Storia, con la esse maiuscola, o quanto meno un episodio di essa?
E’ accaduto spesso nell’ultimo secolo. Brani scritti e pubblicati di getto, a ridosso dell’avvenimento e con le emozioni ancora calde, oppure qualche anno dopo, ragionandoci e lasciando depositare gli impulsi immediati.

O ancora, canzoni che raccontano di avvenimenti passati, usandoli come metafora del presente o come monito per non dimenticare.

Maurizio Galli, giornalista musicale e conduttore radiofonico, raccoglie in una sorta di libro di storia, alternativo e sonoro, un paio di dozzine di eventi storici e li racconta attraverso la lente di autori e musicisti che li hanno narrati attraverso il mezzo più popolare che c’è: la canzone.

Il libro si intitola I solchi della storia (Vololibero Edizioni) e si incarica di condurci per mano attraverso un paio di secoli di storia, ascoltando come la musica ha trattato queste storie e le ha tramandate al suo pubblico. Sono eventi a volte poco noti, come storia di Cajun e del suo popolo errante, folgorante inizio del volume che accomuna il Canada e la Louisiana, con tutto l’immaginario musicale che questi due luoghi portano con se’, ma anche snodi decisivi della storia che molti di noi hanno vissuto proprio con quelle canzoni in sottofondo. 

C’è l’epopea della Guerra di secessione, iconica e penetrante per tutta la musica americana contemporanea e non solo: perché, ad esempio, Fabrizio De Andrè decide di raccontarne un episodio regalandoci quel capolavoro che è Fiume Sand Creek?

E quale tragico avveniemento raccontano gli U2 nell’epica Sunday Bloody Sunday o i Queen in One Vision?

Il libro racconta anche eventi italiani, come la strage di Piazza Fontana, con la narrazione che ne è stata tratta da tutto un filone importante della musica nostrana degli anni ’70. Via via si arriva ai nostri giorni, e alle instant song che raccontano la pandemia.

Personalmente, il capitolo che preferisco è quello che racconta il Muro di Berlino, la sua caduta, e i capolavori che questo simbolo ha ispirato. Come non pensare con commozione, del resto, a David Bowie che si affaccia dalla finestra del suo studio berlinese e guardando due ragazzi che si baciano sotto il muro scrive Heroes, o Lucio Dalla che a Checkpoint Charlie si siede su una panchina, accende una sigaretta, e in mezz’ora scrive di getto il testo di Futura.

I solchi della storia sarebbe da adottare nelle scuole, per fantastiche lezioni musicali su come gli eventi possono segnare l’immaginario di intere generazioni e influenzare anche le successive. 

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