Simone Fattori

SUONI NELL'ETERE

A distanza di più di 110 anni dal primo Manifesto del Futurismo (Filippo Tommaso Marinetti, 5 febbraio 1909) le trovate, le idee e le rappresentazioni di questa rilevante avanguardia letteraria, artistica e politica italiana non ha ancora smesso di accendere poderose discussioni. 

A mettere una certa quantità di ordine sulle sfumature e i meriti dei futuristi italiani accorre questo volume, Il nome Radia e altri scritti futuristi, che raccoglie per la prima volta in italiano un documento fondamentale per capire l’estetica del futurismo, ovvero il commento di Pino Masnata al celebre Manifesto futurista della radio (La radia), pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti e Masnata nel 1933. 

Pino Masnata (Stradella 1901-1968), è stato un Futurista anomalo, che ha legato la sua attività di poeta e commediografo a quella di medico, privilegiando una sua adesione soft al movimento, senza cioè quel furore ideologico che spingeva a rinnegare e distruggere tutta l’arte del passato rinchiudendola nel sacco della “tradizione”. 

La pubblicazione, curata da Laura Fournier-Finocchiaro e Margaret Fisher, nel ricco saggio introduttivo alle pagine di Masnata delinea il suo apporto alle attività dei futuristi italiani, in particolare nel dibattito sulle innovazioni da introdurre nell’arte grafica, nel teatro, nella poesia e soprattutto nella radio, invenzione contemporanea all’avvento del Futurismo e mezzo d’elezione per il suo linguaggio rivoluzionario. 

Inoltre il volume dirada le nebbie sulle strette connessioni tra Futurismo e fascismo: un’immaginario culturale e ideologico certamente convergente in più punti, ma con un buon numero di distinguo e contrasti che la storiografia ha spesso trascurato.

Se indubbiamente, infatti, il fascismo italiano deve ai futuristi gran parte del suo bagaglio linguistico, iconografico e in definitiva ideologico, non sempre i futuristi trovarono porte spalancate per le proprie performance artistiche. E’ così certamente nel mondo della radio, che i Futuristi indicarono ben presto quale mezzo di comunicazione del futuro, fino a teorizzare un uomo nuovo capace di trasmettere il proprio pensiero a distanza liberandosi via via dei supporti tecnici. Paradossalmente, però non trovarono mai  nell’Uri e nell’Eiar uno spazio minimo di espressione, e certamente furono meno presenti di quanto si possa essere portati a pensare.

In particolare, le 50 pagine di Masnata sviluppano nel dettaglio le proposte dei futuristi per una nuova radiofonia, la “radia” appunto ( “radio” è un sostantivo femminile perché è la contrazione di “radiofonia”, ma Masnata preferisce rimarcare il suo genere contraendo “radio-commedia” in “radia”) capace di sfruttare anche nella sua drammaturgia la caratteristica propria del mezzo di abolire il tempo e lo spazio, facendone la propria cifra stilistica.

Frequenti gli sconfinamenti nell’occultismo, con l’ipotesi di poter captare onde elettromagnetiche emesse dalle voci del passato e ancora vaganti nell’etere, e gli elogi della sintesi e del potere delle parole in libertà propri del futurismo. Ma su tutto, il grande merito di questo volume è la sorprendente dimostrazione di quanto le proposte rivoluzionarie dei Futuristi abbiano permeato in profondità il linguaggio della radio e della musica (si propone di realizzare generi musicali adatti a diverse situazioni, come la musica gastronomica, amorosa e ginnica), allungando i propri tentacoli fino ai giorni nostri. 

Con una gustosa e completa appendice comprendente altri testi rari o inediti e articoli di giornale, una breve storia della radio degli anni ’20 e ’30 e un elenco delle trasmissioni radiofoniche futuriste.

 

 

Il nome radia e altri scritti futuristi
di Pino Masnata 
A cura di Laura Fournier Finocchiaro e Margaret Fisher 
Pendragon, 2021
Pp. 271
20 euro

 

 

 

 

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