Simone Fattori

SUONI NELL'ETERE

Alle 21 del 6 ottobre 1924 nasce ufficialmente la radio in Italia. Pochi mesi prima, il 27 agosto, viene fondata l’Unione Radiofonica Italiana (URI), con capitale sociale di 1.400.000 lire. 

Il primo Presidente è l’ingegnere Enrico Marchesi che fino ad allora era stato per svariati anni direttore centrale della FIAT di Torino. La prima stazione trasmittente italiana, quella di San Filippo sui monti Parioli a Roma (qui un bellissimo articolo che racconta quei luoghi), iniziò a diffondere ufficialmente le trasmissioni dell’URI il 1° gennaio 1925, ma la prima trasmissione radiofonica sperimentale andò in onda proprio il 6 ottobre di 97 anni fa.

Uno sparuto pubblico fatto di poche centinaia di radioamatori captò una trasmissione destinata ad entrare nella leggenda, portandosi dietro qualche mistero.

Fino a qualche decennio fa, infatti, la storiografia assegnava a Maria Luisa Boncompagni, un’annunciatrice, l’onore storico di aver aperto le trasmissioni.  La Boncompagni era stata da poco assunta dall’URI in qualità di “lettrice dicitrice”, in virtù della precedente esperienza quasi decennale presso l’Araldo Telefonico. Quest’ultimo era un progenitore della radio che aveva ottenuto nel 1909 la concessione del Ministero delle Poste e avviato le trasmissioni di un programma di notizie e musica che, attraverso le linee telefoniche, raggiungeva gli utenti abbonati in apparecchi riceventi dotati di cuffia. Un’intuizione dell’ingegner Luigi Ranieri, che si sovrappose alle trasmissioni radiofoniche fino al 1943. 

Ma torniamo alla Boncompagni. Qualche decennio fa il suo primato fu messo in dubbio da una registrazione nella quale si sente la voce di Ines Viviani Donarelli, che introduce l’Opera 7 (primo e secondo tempo) di Franz Joseph Haydn, eseguita dallo studio per il concerto inaugurale dal quartetto d’archi di cui lei stessa faceva parte. E’ dunque lei la prima voce della radio italiana?

Il dilemma nasce dal fatto che la registrazione che possiamo ascoltare oggi è un falso storico. Nessuno, nel 1924, pensò di registrare la prima trasmissione della radio italiana. Resta però negli archivi della Rai il testo scritto di quella prima trasmissione. In quegli anni, e per diversi decenni a seguire, infatti, tutto ciò che veniva detto in radio era scritto e approvato dai vertici, e poi letto da annunciatori. Da quel documento, negli anni ’80, qualcuno ricostruì questo falso documento storico: falso nella forma, ma autentico nel contenuto.

Dunque è verosimile che la Boncompagni abbia pronunciato le prime storiche parole, “Uri, Unione radiofonica Italiana, 1 RO, stazioni di Roma, lunghezza d’onda metri 425…”, per poi lasciare alla Viviani il compito di introdurre il programma musicale. Dunque Maria Luisa Boncompagni sarebbe la prima voce ad aver trasmesso nella radio italiana, mentre a Ines Viviani Donarelli (che, accidentalmente, era anche la moglie del baritono Ugo Donarelli, primo direttore artistico dell’URI) potremmo assegnare il ruolo di prima “conduttrice”.

Pochi dubbi, invece, su quale sia stato il primo disco, o meglio fonografo, trasmesso dalla radio italiana. Per scoprirlo basta attendere la fine di quella trasmissione, che si conclude sulle note di Giovinezza, motivo dalle origini remote ma che nella versione del 1924 di Giuseppe Blanc e Giuseppe Blanc era l’inno ufficiale del Partito Fascista. 

 

(tratto da Suoni nell’Etere – 100 anni di musica e radio)

 

 

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