Simone Fattori

SUONI NELL'ETERE

Per chi si occupa di musica in modo professionale incasellare ogni artista e ogni disco in un angolo ben preciso dello scaffale della musica è un’abitudine, prima ancora che un’esigenza. Tutto sommato vale la stessa cosa anche per chi deve semplicemente rispondere alla domanda: “che musica ascolti?”

Questa attività nell’ultimo quinquennio è stata messa in crisi da un salto di specie degno di Spillover, che tutto ha rimesso in discussione: quando e come è accaduto che l’indie è diventato mainstream?A mettere un po’ di ordine a questa spinosa questione viene in aiuto il bel libro di Dario Grande, giovane studioso di musica con evidente formazione cinematografica ed esperienza come musicista.

Dall’indie all’it-pop (Vololibero Edizioni) ripercorre la storia della musica indipendente italiana a partire dagli anni ’80, con uno sguardo anche al prima: è unanimemente riconosciuta, infatti, la primogenitura del Clan di Adriano Celentano nell’avvio della gloriosa storia delle etichette indipendenti italiane.

In tutto questo intrecciarsi si definizioni e salti generazionali, dunque, Grande tenta di mettere ordine nell’annosa disputa: l’etichetta di Indie si guadagna appartenendo ad un preciso genere musicale o solo incidendo nella ariosa e libera – anche se un po’ spartana – culla di una piccola casa discografica? E ancora: se una produzione indipendente guadagna i favori di un folto pubblico e scala le classifiche, diventa a prescindere mainstream? 

Gli sconvolgimenti degli ultimi anni, con la crisi della discografia e l’avvento dei social, hanno forse reso un po’ arcaica questa dicotomia, che una volta apparteneva a quelli che bollavano ogni successo di un nuovo artista la famosa frase “mi piaceva di più quando non lo conosceva nessuno”. 

Tanti gli artisti che puntellano questo percorso che conduce fino al cosiddetto it-pop, il nuovo pop italiano: si parte dai Litfiba, si passa per i CCCP/CSI e gli Afterhours di Manuel Agnelli per giungere fino ai protagonisti più recenti, da I Cani a Calcutta e Gazzelle.

Un viaggio interessante e ricco di spunti, tanto più perché a scriverlo è un giovane e non il solito nostalgico fermo a dischi che, come direbbe Jovanotti, gli ricordano di quando erano giovani e belli. 

 

 

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