Simone Fattori

SUONI NELL'ETERE

Diverse canzoni, nel corso della storia, hanno subìto censure da parte delle radio, soprattutto pubbliche. E per i motivi più disparati che, visti con gli occhi – o meglio ascoltati con le orecchie – di oggi fanno sorridere.
Molte però sono storie sorprendenti. Ad esempio Faccetta Nera, forse la più celebre marcetta fascista e già protagonista delle prime trasmissioni dell’URI, che durante la guerra fu bandita dal regime: ricordava la sconfitta di Adua e, soprattutto, inneggiava a una unione tra colonizzato (sarebbe meglio dire colonizzata) e colonizzatore, inaccettabile.
Oppure il caso di Silenzioso slow, canzone del 1940 cantata tra gli altri da Norma Bruni e Alberto Rabagliati e meglio conosciuta come Abbassa la tua radio, che fu censurata perché accusata di essere un invito ad ascoltare Radio Londra.

Nel 1943 fu bandita dai programmi la canzone Tuli-tulipan (che oltretutto era una cover della canzone statunitense Tulip-time) interpretata dal Trio Lescano: le tre sorelle torinesi, infatti, erano di origine ebraica e furono addirittura arrestate con l’accusa di inviare messaggi ai nemici del regime attraverso le loro canzoni.

Ma ci sono anche esempi più recenti di censure di canzoni che erano ritenute offensive per la religione o per espressioni e temi non accettati dal comune senso del pudore. Resta cummè di Domenico Modugno, ad esempio, non fu trasmessa dalla Rai per via di quel verso che recita “nun ‘me ‘mporta do passato/nun ‘me ‘mporta e chi t’ha avuto”: una evidente minimizzazione del valore della illibatezza, che per il governo a guida democristiana era inaccettabile.

Anche Vasco Rossi incappò nella scure della censura. Nella radio pubblica era vietato trasmettere Colpa d’Alfredo, e forse è superfluo spiegare il perchè.
Nel 1968 venne censurata Dio è morto dei Nomadi (scritta da Francesco Guccini) perché la commissione si fermò al titolo. Ad accorgersi che la canzone non era affatto irriguardosa nei confronti della religione cattolica, ma anzi lanciava nel finale un messaggio di speranza, fu Radio Vaticana, che la inserì nel programma domenicale curato da Paolo Scappucci, così come avvenne in quegli stessi anni per diversi brani controversi di Fabrizio De André.

Ma la censura non fu un fenomeno solo italiano. In Inghilterra, la sussiegosissima Bbc censurò ben due canzoni dei Police, Roxanne e Can’t Stand Losing You. La prima perché raccontava la storia di una prostituta, la seconda perché la copertina del singolo ritraeva Stewart Copeland con un cappio intorno al collo.

Ma il caso più clamoroso, soprattutto perchè riguardò tutte le radio pubbliche d’Europa, fu Je t’aime … moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin. Rimasero nella storia le puntate di Vetrina Hit Parade, la classifica dei dischi più venduti in Italia condotta da Lelio Luttazzi. Nel programma venivano trasmesse tutte le canzoni presenti in classifica, ma in quelle settimane il conduttore saltò completamente l’ascolto di Je t’aime … moi non plus, passando non senza un certo imbarazzo alla posizione successiva.

 

(Storie tratte da Suoni nell’etere – 100 anni di musica e radio, Vololibero Edizioni)

 

 

 

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